CAVASO DEL TOMBA
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LUOGHI DI INTERESSE
Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria a Santa Elisabetta: la chiesa parrocchiale di Cavaso, probabilmente edificata nel XII secolo, subì nei secoli successivi numerosi interventi di restaurazione. Al suo interno custodisce una pala del 1587 e un dipinto del 1580 di Jacopo Da Ponte, nonché una pala raffigurante la Madonna in visita ad Elisabetta, del fiammingo Nicolas Régnier.
Oratorio Eremo di San Giorgio al Paveion: non vi sono notizie certe sull’origine di questo tempietto, con una piccola abitazione adiacente. Nel 1789, è documentata la presenza nell’oratorio di un eremita. Il complesso è attualmente sede del Museo dei percorsi storici della Valcavasia.
Villa Bianchi-Premoli e Villa Bianchi-Sertorio: la prima risalente al XVII secolo, mentre la seconda alla prima metà del XVIII secolo, sono legate alla storia della ricca famiglia Bianchi, affermata nel campo della lavorazione della lana.
Chiesa di San Martino: questa antichissima chiesetta a Castelcies (stando a un’epigrafe del 1789, sarebbe originaria del 1168) rappresentò per secoli il luogo di culto di riferimento della popolazione locale. Assunse le forme attuali nel XVI secolo, periodo in cui venne affrescata da Marco da Mel. Venne pesantemente danneggiata durante la Grande Guerra: una granata la colpì e danneggiò parte della pavimentazione, portando alla luce le fondamenta di una casa romana.
Il Monte Tomba: alto 868 m. s.l.m., la sua dorsale divide la provincia di Treviso da quella di Belluno. Fu teatro del fronte del Grappa durante la Prima Guerra Mondiale. Vi si può trovare la chiesetta alpina Madonna del Monte Tomba, dedicata ai caduti. La cima è raggiungibile tramite il sentiero 212, con partenza da Cavaso.
Itinerario al Colle della Bastìa di San Giorgio: percorso tabellato che da località Caniezza porta all’Eremo di San Giorgio, tramite un sentiero lungo il quale si possono ammirare suggestivi muretti a secco. Dall’Eremo si può godere di uno splendido panorama su tutta la Val Cavasia e, da lì, proseguire e raggiungere la cima del colle, dove sono ancora visibili i resti del Castello della Bastìa di San Giorgio, probabilmente edificato già in epoca romana.
PILLOLE DI STORIA
Il primo documento scritto a nominare Cavaso e il suo colmello di Virago risale al 780 d.C., e fa riferimento alla donazione, da parte del chierico Felice, alla figlia dei terreni in “loco Capati, vico Viriacus”.
Nell’epoca medievale la pieve di Cavaso costituiva una federazione di otto comuni (gli attuali colmelli) del territorio, che gravitava intorno alla città di Treviso.
Dal 1500 in poi, con la stabilità politica data dal periodo veneziano, cominciò a fiorire un complesso di rinomate attività artigianali, in particolare l’industria laniera. Un grave colpo a questa ripresa fu quello inferto dal terremoto di Santa Costanza nell’anno 1695.
Il paese fu semidistrutto durante la Grande Guerra, tanto che i profughi poterono farvi ritorno solo all’inizio del 1919.
SAI CHE...
All’interno della Chiesetta di San Martino è conservato un blocco di pietra squadrato e scolpito con un’iscrizione in lingua retica da un lato e la traduzione in latino dall’altro. Datato II secolo a.C., è considerato il più antico documento in provincia di Treviso.
EVENTI E MANIFESTAZIONI
- Febbraio: El Carneval de Cavaso
- Agosto: Sagra della Benedizione
- Novembre: Festa di San Martino
CASTELCIES E IL SUO CASTELLO
Questa frazione di Cavaso del Tomba, adagiata sulle colline del versante sud della Val Cavasia, ha una storia molto antica e potrebbe aver avuto origine già nell’età del bronzo.
Diversi reperti di epoca romana portano inoltre a ipotizzare che Castelcies fosse un vicus (cioè un aggregato di case e terreni) ai margini del territorio di Asolo. Intorno all’XI secolo, Gherardo Maltraversi, membro di un’importante famiglia feudale, fece costruire il castello di Castelcies, che nel corso della storia venne poi occupato da diverse famiglie: dai Maltraversi, ai Colfosco, ai Collato e infine ai Da Castelli. A partire dal 1283, il castello non venne però più menzionato. Nei primi anni ‘90, scavi archeologici hanno portato alla luce i ruderi del Castello, nei pressi della Chiesetta di San Martino.